CONFAPI: «CARI POLITICI, NON GIOCATE CON I NOSTRI SOLDI»

del 07.02.2018

LA FIERA DELLE PROMESSE ELETTORALI: CON I 32 MILIONI CHE COSTEREBBE AI PADOVANI L’ABOLIZIONE DEL CANONE SI COPRIREBBERO IN TOTO I RINCARI DI LUCE E GAS, CON GLI 85 MILIONI DEL BOLLO AUTO SI POTREBBERO RIMETTERE INTERAMENTE A NORMA GLI OSPEDALI

Sono solo alcuni esempi fra i tanti possibili. Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, ha voluto mettere a confronto i programmi economici dei partiti in vista dell’appuntamento elettorale del 4 marzo. Facendo i conti sui costi. Il presidente Carlo Valerio: «I partiti stanno facendo promesse basate sui nostri soldi: tra le priorità devono esserci misure che favoriscano la competitività delle imprese».

Ci risiamo. Con largo anticipo rispetto agli scorsi anni, è iniziata la fiera delle promesse in vista dell’appuntamento elettorale del 4 marzo. Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, ha voluto per l’occasione prendere in esame i punti nei rispettivi programmi dei principali partiti che più da vicino riguardano imprese, mondo del lavoro e pressione fiscale, temi da cui non si può prescindere per il rilancio del paese (estrapolandoli nel file a questo link). Lo ha fatto anche per evidenziare che, se c’è un campo dove i partiti non conoscono limiti nelle promesse elettorali, è quello del fisco. Con proposte sensate, come quelle relative alle misure per l’abbassamento del costo del lavoro, e altre decisamente meno.

«I partiti fanno le loro promesse elettorali su tasse, pensioni e quant’altro. Conosciamo quel che vogliono abolire. Non conosciamo, invece, quali siano le coperture economiche necessarie per farlo. Fatto sta che le promesse fatte finora costano già molto. E aumentano i dubbi sulla loro fattibilità», commenta il presidente dell’Associazione delle piccole e medie imprese padovane Carlo Valerio. «Non mi soffermo su proposte come la Flat tax, che, nell’immediato, rischia di comportare un ammanco tra i 30 e i 40 miliardi. Non lo faccio perché è evidente che quanto sia necessario trovare soluzioni che riducano il peso fiscale che grava sulle imprese e, in particolare, il costo del lavoro, vero fardello che ostacola la ripresa. Registriamo, però, tutta una serie di “sparate” elettorali, da destra e da sinistra, con cui gli esponenti politi sembrano ignorare che stanno giocando con i nostri soldi».

Fabbrica Padova ne ha prese in esame tre. Per prima l’abolizione del canone Rai (Partito Democratico). Il costo calcolato per permettersela è di 1,8 miliardi di euro per 20 milioni di utenti che pagano 90 euro l’anno, in provincia di Padova inciderebbe sulle tasche dei cittadini per 32 milioni e 130 mila euro considerando il totale dei 357 mila utenti. Cosa si potrebbe fare di più utile con questi soldi? Ad esempio coprire interamente i rincari di luce e gas che pesano su piccole imprese e cittadini comuni per finanziare gli sgravi alle imprese “energivore”, vale a dire circa 31 milioni per il territorio padovano. La seconda: l’abolizione delle tasse universitarie (LeU). Il costo calcolato è di 1,9 miliardi per 1,6 milioni di studenti, proposta che, peraltro, rischierebbe di causare un cortocircuito rispetto alle intenzioni, perché finirebbe per premiare le famiglie più abbienti (come chiarito nell’intervento dell’avvocato Piero Cecchinato, consulente legale di Confapi, a questo link). A Padova gli studenti universitari sono più di 58 mila e, considerando una spesa media di 1.187,5 euro annuale a testa, si arriva a superare i 69 milioni. Cosa si potrebbe fare con queste risorse? Ad esempio costruire 3 volte e mezza il Centro congressi che dovrebbero sorgere nell’ambito del polo fieristico, del costo di 19 milioni e 300 mila euro. Terza: l’abolizione del bollo sulla prima auto (Centrodestra). La promessa pesa per 3 miliardi di euro, considerando i 20 milioni di proprietari del Paese. Nella provincia di Padova sono, invece, circa 569 mila. In totale versano alle casse della regione circa 85 milioni di euro. Soldi che poi, in qualche modo, dovrebbero ovviamente rientrare. Ed è un ammanco che, per continuare con gli esempi, supera quanto servirebbe a coprire il programma triennale delle opere pubbliche 2016-2018, tra ristrutturazioni e messa a norma, per gli ospedali di Padova, che, in attesa della nuova struttura, ha contemplato quasi 80 milioni uscite. Infine, per toccare tutti gli schieramenti, è curioso notare che, per quanto riguarda il Movimento 5 stelle, nelle 6 pagine del programma dedicate al “lavoro” e nelle 92 pagine riservate allo “sviluppo economico” non ci sia un solo riferimento diretto al Jobs Act, nonostante le aspre critiche espresse a getto continuo sul tema dai principali esponenti.

«Ovviamente, quella proposta in chiave locale è solo una provocazione, nata con il preciso intento di evidenziare che a pagare le promesse dei partiti alla fine sono i cittadini comuni», conclude Valerio. «Ma quello che vogliamo fare è, per l’appunto, ricordare ai candidati che stanno facendo promesse elettorali basate sui nostri soldi. E, in questo modo, dire ai partiti: attenzione, noi vigiliamo. Un’ultima nota: viviamo con apprensione il pericolo di un risultato poco chiaro dalle urne a cui dovranno seguire accordi basati su larghe intese. Se accadrà, non sarà facile trovare un punto di convergenza fra le forze in campo. L’incertezza e le indecisioni nuocerebbero enormemente al Paese, minando la sua credibilità internazionale».

 Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova
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